Lettera ai sindacati inviata in data 18 febbraio 2008, congiuntamente ai documenti della Petizione
loro sedi
Oggetto: Petizione degli assistenti tecnici di scuola
Signori,
Con la presente intendo sottoporre alla Vostra attenzione il documento sottoscritto, al momento, da oltre 250 assistenti tecnici di scuola, e già inviato alle S.V. il giorno 11 febbraio u.s. in forma elettronica attraverso i Vostri rispettivi indirizzi email.
Il documento è stato inviato contestualmente al Ministero, all’attenzione del Ministro Giuseppe Fioroni.
Gli assistenti tecnici rappresentano oggi una delle categorie “minori” di lavoratori, all’interno del comparto scuola, in relazione al numero di unità in servizio sul territorio. Una categoria invisibile e scarsamente rappresentata, dimenticata da Stato e sindacati che in questi anni non hanno manifestato l’intenzione, ci duole riconoscerlo, di approfondire seriamente le questioni afferenti il ruolo e la professionalità di queste figure fondamentali e indispensabili all’interno delle istituzioni scolastiche.
Basterebbe guardare alle scuole di grado inferiore, in cui la loro assenza manifesta le enormi difficoltà di gestione di aule speciali e laboratori, affidati all’incuria o alla buona volontà dei docenti. Realtà assai più modeste degli istituti superiori in relazione alla complessità delle attività laboratoriali e di gestione delle aule e delle attrezzature.
La Petizione online a cui facciamo riferimento rappresenta l’unico vero momento di analisi profonda e concreta che nasce da una forte volontà di rinnovamento e come estremo tentativo di dar corso ad un processo di riesame e riaffermazione del profilo di assistente tecnico, che ad oggi non ha ancora avuto alcun riscontro serio e concreto in seno alle rappresentanze sindacali e al Ministero.
Un’istanza frutto dell’esasperazione e dell’isolamento, a cui è seguita la nascita di uno spazio virtuale che vuole tradursi in un punto di riferimento per la determinazione di un collettivo che possa, ci auguriamo con l’appoggio di una sigla sindacale forte ed autorevole, dar voce a quei lavoratori che da tanto attendono un impegno concreto in tal senso.
Come è stato rilevato in questi tre mesi dall’apertura della petizione, i lavoratori firmatari hanno espresso, nei commenti, identiche rivendicazioni, sottolineando come esistano su tutto il territorio situazioni equivalenti in relazione al lavoro e alla condizione degli assistenti tecnici all’interno delle istituzioni scolastiche.
Emerge con forza e chiarezza un ruolo completamente differente da quello tratteggiato nel profilo contenuto all’interno del documento contrattuale. Profilo che è stato più volte rimaneggiato, allo scopo di farvi entrare, all’interno, un vasto numero di competenze e responsabilità, sino a svuotarne i contenuti, poi, attraverso un’operazione vergognosa tesa unicamente a tacitare le giuste rivendicazioni di lavoratori a cui si sono pretese conoscenze e responsabilità complesse ed importanti; lavoratori a cui tanto si è chiesto, trattati poi alla stregua di impiegati esecutivi. Un’operazione a cui noi tecnici abbiamo troppo a lungo guardato con indignazione e rassegnazione. In tre anni abbiamo visto i contenuti del nostro profilo sgonfiarsi sino a ridursi a tre righe generiche e squalificanti. Non è immaginabile che in così breve tempo possano intervenire tali e tanti mutamenti sociali, lavorativi, strutturali, da giustificare un simile ridimensionamento! Non è ammissibile che lo Stato possa trattare in maniera tanto superficiale, dequalificante, vergognosa, la propria forza lavoro!
Tuttavia il nostro servizio all’interno delle istituzioni è rimasto legato a quelle definizioni complesse e articolate, che ci hanno visti impegnati in attività didattiche e tecniche in maniera estremamente flessibile, avvicinandoci talvolta ai docenti, altre agli amministrativi, altre ancora agli ausiliari. La mancata definizione, esatta, precisa, puntuale, delle nostre mansioni, ci ha abbandonati alla fantasia e alla libera interpretazione dei dirigenti. Atteggiamento che in un contesto normativo che spinge sempre più verso l’autonomia scolastica, e con l’attuale definizione incoerente e generica del nostro profilo, risulta ogni giorno più pericoloso.
Molte istanze in questi tempi emergono dal complesso mondo del comparto scuola. Segno che è giunto il momento di operare un profondo riesame della categoria ATA, che per moltissimi aspetti appare oggi anacronistica e sorpassata. Non possiamo più soggiacere a logiche perverse che in nome dell’unità di un’entità antiquata ed ormai senza alcun senso, limitano le possibilità di emancipazione e rivendicazione dei differenti profili. I tecnici rappresentano la categoria meno rumorosa del comparto, la più incline alla flessibilità, la più adattabile, quella che più di tutte ha guardato al risultato piuttosto che al mezzo. Dobbiamo dirlo con forza e chiarezza.
All’interno dei nostri laboratori svolgiamo regolarmente attività di docenza, di supplenza ai docenti, di tutoraggio. Svolgiamo spesso mansioni che sono proprie di altri profili. Il nostro ruolo si sovrappone e sostituisce sempre più spesso a quello degli insegnanti tecnico pratici, in particolar modo ove questi non sono, per norma, previsti: ma bene sappiamo quanto la realtà tecnologica e laboratoriale di quelle scuole sia profondamente mutata, e quanto necessarie siano quelle figure di raccordo tra teoria e pratica.
Siamo tenuti alla presenza in servizio durante i periodi prolungati di sospensione delle lezioni, e questo solamente per questioni d’opportunismo, legate alla mera disponibilità di personale, e per non sollevare rivendicazioni da parte dei restanti profili ATA, a dimostrazione del fatto che tale categoria risulta disomogenea, pasticciata, incoerente, inconsistente, desueta. Sono situazioni estreme che si possono configurare come mobbing, perché inducono ad uno stato di inattività protratta che rientra, per giurisprudenza, in quella fattispecie di reato, o che determinano l’assunzione di incarichi che corrispondono a mansioni superiori o inferiori. In ogni caso si tratta di abusi perpetuati per forza di legge, perché frutto delle generalizzazioni e incongruenze del contratto di categoria, ai danni dei lavoratori: una situazione assurda ed inaccettabile, perchè imposta dallo Stato, che dovrebbe essere invece garante della qualità della vita dei lavoratori. Queste situazioni trovano terreno fertile laddove il precariato esercita il timore di ritorsioni o di mancate riconferme. Una situazione figlia del sistema desueto di graduatorie e livelli che ammorba la scuola.
Dobbiamo condividere l’area B con profili troppo differenti e distanti: amministrativi, infermieri, cuochi, guardarobieri, in alcuni casi troppo vicini all’area A in relazione a competenze, responsabilità, vocazione. Differenti e distanti anche in ragione del titolo di studio in accesso che spazia dall’attestato professionale alla laurea.
In un contesto tanto eterogeneo non è possibile determinare parametri univoci di valutazione dei meriti. Ogni analisi, decisione, modifica, si riflette sui restanti profili: ma la paralisi della categoria non è la soluzione al problema. Occorre dividere, prima di tutto, per poi ridefinire. Un lavoro complesso e per molti versi doloroso, ma necessario per ridare a tutti quei lavoratori la propria dignità, eliminando le lotte fratricide all’interno del comparto, che se possono essere funzionali a certa politica furba e conservatrice, logora l’animo dei lavoratori. Lo diciamo in primo luogo perchè in quella realtà operiamo, e viviamo ogni giorno sulla nostra pelle le difficoltà che una struttura tanto disomogenea porta in sé.
E’ giunto il momento di porre fine a tanta indifferenza, che si palesa animata da mere questioni di convenienza. Se le cose rimarranno immutate non tarderanno a manifestarsi vere e proprie proteste, civili, che vedranno i tecnici impegnati finalmente al rispetto delle norme contrattuali. Questo determinerà l’emersione dei valori e dei ruoli, e l’importanza della figura di tecnico all’interno della scuola. E la paralisi di molte attività e processi all’interno delle istituzioni, conseguenza delle innumerevoli istanze che ogni giorno sono rivolte ai tecnici e che esulano dalle loro mansioni, sebbene ancora, e soprattutto oggi, mal definite. E’ un processo che è già in atto, sebbene in piccola misura, ed è conseguenza di un disagio sempre crescente, dell’avvilente presa di coscienza di uno stato di immobilismo e di stagnante silenzio da parte dell’amministrazione e delle rappresentanze sindacali che, dobbiamo dirlo, sembrano talvolta aver perso il contatto con la realtà lavorativa all’interno delle istituzioni scolastiche.
Il lento processo di alienazione degli ITP, purtroppo in atto da tempo, vedrà acuirsi tali problematiche: la volontà di non estendere e rivedere il ruolo dei docenti tecnici, allargandolo a tutti gli istituti tecnici e professionali, ha già da tempo generato lo spostamento di quelle funzioni verso gli assistenti tecnici.
Non abbiamo paura del confronto. Conosciamo il nostro valore, e chiediamo con forza la creazione di un’area a noi dedicata, completamente slegata dagli ATA, alle dirette dipendenze dei dirigenti, perché rappresentiamo l’unica categoria di lavoratori non docenti che operano in ambito strettamente didattico, in collaborazione con docenti e dirigenti. Non possiamo più tollerare le ingerenze di DSGA che vogliono sistematicamente e progressivamente sostituirsi ai dirigenti senza alcuna competenza didattica. Le rivendicazioni corporative, e discutibili, di questa categoria, rischiano di scavare solchi incolmabili. Non abbiamo timore di sostenere un confronto con tali ed altre figure in relazione alle questioni tecniche e didattiche di scuola. Troppe parole inutili si spendono in nome di derive corporative che schiacciano ingiustamente intere categorie di lavoratori che debbono anzi essere rivalutate e sostenute in virtù del loro valore e del ruolo primario ed insostituibile che ricoprono all’interno delle istituzioni!
Chiediamo inoltre, con forza, la disposizione, e non la presenza, in servizio, durante i periodi di sospensione delle lezioni. Oltre due mesi all’interno dei laboratori, durante il periodo estivo, non trovano alcuna plausibile giustificazione, soprattutto in relazione alle nuove tecnologie, e in virtù di ben dodici ore settimanali di cura regolare assolte durante tutto l’anno scolastico. E alimentano atteggiamenti impropri ed illegali, che vedono gli assistenti costretti ad assumere incarichi non rientranti in quelli previsti dal contratto cnl.
Chiediamo infine che la nostra carriera, fortemente limitata rispetto al restante personale negli spostamenti tra aree ed istituti dalle tabelle titoli-aree, e nella preclusione agli istituti di ordine inferiore, accademie e conservatori, si esprima verso la docenza, attraverso corsi-concorsi che premino la professionalità e la competenza dei lavoratori. Per la natura del nostro lavoro sarebbe auspicabile la possibilità di iscrizione agli albi professionali, secondo la logica che prevede tale istituto per i docenti, e che si riflette sulla qualità del servizio erogato all’utenza.
Chiediamo pertanto l’appoggio e la partecipazione delle sigle sindacali che vogliano farsi portatrici delle nostre rivendicazioni, e vogliano dare voce e visibilità a questa categoria bistrattata e costantemente squalificata di lavoratori. Siamo pronti a unirci a coloro sapranno darci risposte coerenti e prospettive concrete, anche attraverso la formazione di un collettivo, organismo o organizzazione al loro interno.
Certo della Vostra attenzione, mi auguro, e con me i colleghi firmatari, che la nostra analisi e le nostre rivendicazioni costituiscano un punto di riferimento in occasione del tavolo di trattative sulla sequenza contrattuale che a giorni Vi vedrà impegnati.
Il documento della Petizione degli Assistenti Tecnici
Analisi del profilo di Assistente Tecnico
Ccnl-ccni 1999
Esegue attività lavorativa, richiedente specifica preparazione professionale, conoscenza di strumenti e tecnologie anche complessi, con capacità di utilizzazione degli stessi, nonchè di esecuzione di procedure tecniche e informatiche. Svolge attività di supporto tecnico alla funzione docente relativamente delle attività didattiche ed alle connesse relazioni con gli studenti. Ha autonomia e responsabilità nello svolgimento del lavoro con margini valutativi, nell’ambito delle direttive e delle istruzioni ricevute. E’ addetto alla conduzione tecnica dei laboratori, officine o reparti di lavorazione garantendone l’efficienza e la funzionalità in relazione al progetto annuale di utilizzazione didattica, oppure alla conduzione e alla manutenzione ordinaria degli autoveicoli utilizzati dall’istituzione scolastica per lo svolgimento di attività connesse alle finalità formative. In questi ambiti provvede:
- alla preparazione del materiale e degli strumenti per le esperienze didattiche e per le esercitazioni pratiche nei laboratori, officine e reparti di lavorazione o nelle aziende agrarie cui è assegnato, garantendo, l’assistenza tecnica durante lo svolgimento delle stesse;
- al riordino e alla conservazione del materiale e delle attrezzature tecniche, garantendo la verifica e l’approvvigionamento periodico del materiale utile alle esercitazioni didattiche, in rapporto con il magazzino. Svolge attività di diretta e immediata collaborazione con l’Ufficio tecnico o analoghi organismi anche in relazione agli acquisti di attrezzature tecnico-scientifiche e al loro collaudo. In relazione all’introduzione di nuove tecnologie, nuove strumentazioni didattiche e progetti sperimentali partecipa alle iniziative specifiche di formazione e aggiornamento. Può svolgere attività di coordinamento di più addetti operanti in settori, indirizzi, specializzazioni ed aree omogenee.
Ccnl 2001
conduzione tecnica dei laboratori, officine e reparti di lavorazione, garantendone l’efficienza e la funzionalità. Supporto tecnico allo svolgimento delle attività didattiche . Guida degli autoveicoli e loro manutenzione ordinaria. Assolve i servizi esterni connessi con il proprio lavoro.