Assistenti Tecnici

il blog degli assistenti tecnici di scuola

Di cosa stiamo parlando..

Pubblicato da michele su 8 Luglio 2008

Appare oggi come scintillante miraggio la revisione delle declaratorie dei profili ATA. Se l’ intento fu espresso e sbandierato più volte dalle OOSS, anche nella fase “terminale” della sequenza, esso è scemato affievolendosi sino a scomparire quasi del tutto, accompagnato da dichiarazioni che lasciano ancora una volta l’amaro in bocca al personale di scuola. La probabile dipartita dell’onorevole intenzione di fare (forse) un po’ più di chiarezza, è causa probabile, anche, dell’accoglimento di più istanze che hanno premuto fortemente in un dato senso, provenienti da certe “autorevoli” voci , ed è anche e certamente conseguenza della nuova politica “riformistica” e propagandistica del nuovo esecutivo in materia di pubblico impiego, che ha sconfinato spesso in certa deprecabile e sensazionalistica “caccia al lupo“, che ha assoggettato tanti lavoratori onesti al ruolo di fannulloni.Pur rimanendo in attesa di sviluppi, non possiamo che rammaricarci del fatto che ancora una volta l’intenzione, ultima, è quella di lasciare intatte o il più possibile immodificate, le declaratorie dei profili.
Anche la piccola querelle scaturita tra i commenti da queste pagine lascia intendere come anche tra gli addetti ai lavori manchino o rimangano inespresse alcune considerazioni fondamentali circa i profili del personale e le mansioni attribuite. Non è bene, perchè è faccenda che non ci appartiene, ragionare su questioni di bassa lega, di inoperosità e defezioni, di malcostumi e cattive abitudini. Sono atteggiamenti che ogni lavoratore onesto respinge e dovrebbe denunciare, o quanto meno tenersene a debita distanza. E credo siano ancora molti i colleghi che svolgono con passione e dedizione il loro compito.
Ma indubbiamente oggi guardiamo alla nostra categoria con una certa malinconica rassegnazione. E’ il frutto di una dissennata operazione sindacale in atto da parecchi anni, che ha visto confluire all’interno del profilo soggetti squalificati e privi di titolo. Dall’imbuto generato da quei paletti che oggi tanto frettolosamente si stanno cercando di allineare per contenere la dilagante ascesa dei senza titolo, si sarebbe potuta già da tempo garantire una maggiore professionalità ed efficenza. Tuttavia gran parte di quei 20000 tecnici, provenienti dagli enti locali (e quindi vincitori di concorso) e da quelli della “vecchia guardia” di Stato, sono lavoratori preparati e in grado di sostenere compiti di responsabilità.
Proprio ieri, tra i commenti, si manifestava il dubbio sulla subconsegna delle attrezzature di laboratorio. Perchè non siano i tecnici ad assumersi questa responsabilità, come quella della direzione stessa dei laboratori, e anche per altre questioni assimilabili riguardanti attività tra le più disparate, dalla didattica al coordinamento, dalle relazioni alle pratiche più squisitamente tecniche, è una domanda logica, non soltanto per chi guarda da vicino il lavoro della categoria, ma anche per i tecnici stessi, che in molti casi quelle atività, di fatto, le svolgono con regolarità. Più volte, anche attraverso istanze formali o proposte di legge, si è tentato di attribuire ai tecnici quelle mansioni e responsabilità, sanando una situazione di fatto e ponendo fine a conflitti e vertenze d’ogni tipo. Eppure la storia della categoria è costellata di promesse mai mentenute, e atteggiamenti di chiusura e sordità da parte delle rappresentanze sindacali. Perchè tali questioni rimangano nel limbo della mancata definizione è piuttosto chiaro, e non ci stancheremo di ripeterlo: se si attribuissero tali responsabilità ai tecnici (come l’evocata subconsegna dei beni) si dovrebbe necessariamente elevare il profilo da esecutivo a impiego di concetto. Un’operazione che le amministrazioni e le OOSS si sono sempre ben guardate di attuare.
E’ giusto denunciare con forza questa politica deprecabile e scandalosa, che ha due ragioni d’ essere parallele e funzionali agli interessi di chi la sostiene: la volontà da parte delle amministrazioni di mantenere nel gorgo informe della categoria ATA differenti profili che nulla hanno in comune e impedire progressioni di carriera con conseguente risparmio di denari, e quella delle OOSS che in questo modo si garantiscono una platea di tesserati incapaci di difendersi all’interno di un contesto indefinito e alla mercè di interpretazioni e abusi, e nello stesso tempo garantendosi l’affezione di lavoratori a cui si promettono, al momento opportuno, importanti miglioramenti in relazione a carriera e dignità sociale. Promesse puntualmente disattese.

Come si può invocare professionalità, impegno, rispetto delle regle, quando nemmeno il mansionario riesce a definire i compiti con esattezza? Questo è il senso della nostra protesta. L’esatta definizione delle proprie mansioni è garanzia non soltanto per i lavoratori, ma anche per chi si trova a scontrarsi con atteggiamenti di chiusura, da parte di chi utilizza quelle stesse norme nebulose e indefinite per sottrarsi a quel lavoro che, si badi bene, proprio in virtù di quei profili dichiarati con tanta superficialità, non è di fatto, molto spesso, dovuto, e proprio perchè non definito. Il presunto cortocircuito a cui, nei commenti, qualcuno faceva riferimento in merito alla propria esperienza personale, è generato, se davvero esistesse, dall’imperfezione delle norme, con l’aggravante che tale mancata definizione, puntuale, di ruoli e mansioni, è funzionale a quella citata politica di interesse comune ad amministrazione e sindacati.
E’ semplicistico ricondurre il tutto al senso di reponsabilità, alla buona volontà, al senso dello Stato e al piacere di fare, quando mancano certi fondamenti normativi.
Ancora oggi appare incredibile come sia possibile e tollerabile una situazione di questo tipo. La semplice definizione di assistenza ai docenti lascia spazio ad una quantità tale di interpretazioni che non v’è da stupirsi che si incontrino atteggiamenti da parte dei lavoratori tanto disparati: dal tecnico che svolge autonomamente lezioni o si “divide” il compito col docente, a quello che si colloca “a margine” intervenendo soltanto in occasione di guasti tecnici (ormai sempre più rari, in virtù di una tecnologia sempre meno bisognosa di “meccanici”) o per attività di magazziniere. Come confrontarsi con tanti e differenti atteggiamenti, e arrogarsi il diritto di giudicare un comportamento coretto o meno, quando le norme non forniscono sufficienti parametri di valutazione? Anche sul piano gerarchico si è assistito ad una stratificazione di ruoli che però presentano incongruenze tali da lasciare ampio spazio a scontri, frizioni, incomprensioni. Dopo dieci anni di norme collaterali, che hanno stabilito, anche se ancora confusamente, la dipendenza diretta dei tecnici dai dirigenti, dal precedente ccnl si è introdotto, nella declaratoria del profilo di dsga  il codicillo della discordia (..personale ata… posto alle sue dirette dipendenze..), che sicuramente non mancherà di generare ulteriore confusione e attriti tra profili. Se questo modo di condurre le trattative e tale sufficienza di trattamento nei confronti dei lavoratori è funzionale alla buona resa del servizio erogato….!
Quello che dunque, noi tecnici firmatari della petizione, chiediamo, è un’esatta e puntuale definizione delle mansioni, e un punto di partenza che ci consenta, attraverso la professionalità acquisita o acquisible, una progressione di carriera, e lo sganciamento dal ruolo di esecutivi, che ci assoggetta ad altri profili del pubblico impiego a cui non sono richieste tali e tante competenze tecniche.
Non chiediamo meno lavoro (semmai il contrario), non chiediamo più denari, ma il riconoscimento della nostra dignità di lavoratori preparati e capaci.
Che ci siano, come in ogni dove, ed in special modo nel comparto pubblico, situazioni opposte, non possiamo negarlo ed evitarlo. Non per questo accettiamo di confluire senza appello e senza contraddittorio in quel quartierino di furbetti, di cui la nostra politica, per altro, fornisce ed ha fornito tanti fulgidi esempi.

12 Risposte a “Di cosa stiamo parlando..”

  1. rocco guerra detto

    Sono veramente felice di leggere questo articolo che mi trova daccordissimo su quellea che deve essere la nostra principale richiesta:staccarci dal personale ATA.tutte le altre richieste verranno fatte in una posizione sicuramente più favorevole.Oggi nel calderone del personale ata non abbiamo nessuna possibilà di riuscire ad ottenere nussuna delle nostre rivendicazione di professionalita e di competenze.Grazie Michele per il tuo impegno e capacità.buone ferie

  2. igor detto

    E vai Michele, siamo tutti con te.

  3. cristina detto

    spero che sia tutto vero e,che per noi precari ci sia la possibilità di lavorare.cordiali saluti COPPOLA CRISTINA

  4. Cristina Granatelli detto

    Per la domanda delle graduatorie di 3° fascia personale A.T.A.per i profli professionali di assistente amministrativo ,assistente tecnico.Volevo sapere oltre il titolo di accesso diploma di geometra ; sono validi gli attestati regionali quali essi siano , e nei periodi :triennali semestrali? .Se sono validi nella pag.3 qual’è il codice del titolo? Grazie della risposta

  5. Maurizio detto

    Ciao, Michele. Sono d’accordo con te. Ma vorrei precisare alcune cose:
    nel mio Istituto sono letteralmente perseguitato dal d.s. e dalla dsga, perchè al termine dell’a.s. sbarco (congiuntamente agli altri due tecnici) nella sede centrale della scuola. Va detto che d’inverno, ovvio, presto servizio nella sde succursale, dove sono allocati i laboratori. In ogni caso, nel periodo estivo vengo vessato:
    1) perchè arrivo con calma, non essendovi piu’ da aprire una struttura;
    2)perchè sono sollecitato a numerose ulteriori mansioni, prevalentemente amministrative, quando non da c.s.;
    3) perchè sono, come gli altri due colleghi, “un ospite”.
    In linea generale, in ogni caso, nei due mesi che precedono l’anno scolastico, si perde completamente l’idea dell’a.t. e diveniamo una sorta di collaboratoi piu’ larghi, mi si apssi la definizione.
    Premesso che chi scrive ha addirittura una laurea ed un’abilitazione all’insegnamento, essere trattati in questo modo è vergognoso. Pertanto, ti chiedo:
    tu parli della “revisione definitiva del profilo”, io aggiungo:
    a quando la pari dignità con i cossiddetti tecnico- pratici?
    Saluti, Maurizio

  6. corrado detto

    MAI….
    La pari dignità non la concederanno mai.
    Gli facciamo troppo comodo così come siamo
    .
    .
    .
    PURTROPPO
    CIAO
    CORRADO

  7. Tiberio detto

    cari colleghi,
    il nostro profilo è volutamente lasciato nell’ambiguità perché questo permette un’interpretazione ampia e flessibile delle nostre funzioni. Il sindacato sa benissimo qual’è la nostra situazione e da sempre fa orecchio da mercante.
    Mi sono sempre chiesto se esiste una figura professionale omologa nelle scuole della comunità europea o in altre nazioni extraeuropee. Sarebbe interessante fare una ricerca in tal senso e approfondire, se esistesse una figura tecnica assimilabile al nostro profilo, quali funzioni e inquadramento abbia.
    Io ho provato a cercare in rete ma non ho trovato nulla.

  8. Tiberio detto

    a proposito di non docenti, ho trovato questo interessante articolo:

    L’A.T.A. GLOBALE ovvero SINDACATI E NON DOCENTI NEL MONDO.
    CINQUE CASI ESEMPLARI
    Di Pino Patroncini, 7 giugno 2001

    “I bidelli li abbiamo solo noi in Italia”. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Le cose non stanno esattamente così come vediamo da questi dati raccolti prevalentemente dall’Internazionale dell’Educazione. Se i bidelli possono essere un’originalità nostrana, la presenza di personale non docente che si occupa di servizi che vanno dalle pulizie all’amministrazione, dalla manutenzione alla sorveglianza degli alunni, costituisce una costante di sistemi scolastici abbastanza sviluppati e tra loro abbastanza lontani.

    Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno uno dei più grossi sistemi scolastici: 14.000 distretti scolastici, 85.000 scuole e oltre 53 milioni di studenti. Come si potrebbe far fronte a tali dimensioni senza il personale non docente? Sono circa 3 milioni di persone e coprono il 44% del personale scolastico. Si tratta di lavoratori impiegati presso le scuole in lavori diversi: paraeducatori; segretari, impiegati, amministrativi; riparatori, manutentori, addetti alle pulizie; operatori delle mense; addetti ai trasporti, alle consegne, alla cura dei veicoli; assistenti meccanici, commerciali, di laboratorio; addetti ai servizi tecnici; ai servizi sanitari; ai servizi di sicurezza. Ma la loro presenza è decisiva per aumentare la motivazione degli alunni che viene incrementata da una scuola sicura e ben tenuta. Spesso sono loro ad avere il primo contatto e l’ultimo con i bambini. Sono più inclini dei docenti a passare tutta la vita tra gli studenti. Oltre il 70% rimane nella scuola per venti e più anni, un record in una società mobile come quella americana, e circa il 75% prende parte a programmi comunitari.
    La National Education Association, il principale sindacato americano, li indica con la sigla Esp (personale di supporto all’educazione), l’American Federation of Teachers, con la sigla Prsp (personale paraprofessionale e parascolastico). Dal 1980 la Nea ne consente l’adesione. Attualmente gli iscritti sono circa 300.000 e crescono al ritmo del 19,5% ogni anno. Per la Aft costituiscono una delle cinque divisioni dell’organizzazione e con quasi 150.000 adesioni coprono circa il 18% degli iscritti. Alcuni di loro, come gli staff di supporto, vantano la presenza nell’Aft fin dal 1916, ma l’afflusso maggiore di iscrizioni è arrivato negli anni sessanta, quando con l’Elementary and secondary education act gli istruttori parascolastici furono generalizzati nella scuola pubblica.
    I loro problemi sono i bassi stipendi, i posti di lavoro a rischio, benefits inadeguati e in più il rischio della privatizzazione dei servizi. Secondo indagini Aft vorrebbero una carriera professionale (86%) mentre sono costretti a lavorare sempre per lo stesso datore di lavoro (69%) e nella stessa mansione (61%). Le rivendicazioni dell’Aft per loro sono: l’istituzione di una licenza statale per istruttore paraprofessionale, l’abolizione dell’eccesso di part-time e dei rapporti precari, l’impossibilità di introdurre concorrenze alimentari nelle scuole, un ruolo nella prevenzione della violenza e nelle politiche della sicurezza.

    Francia. I non docenti in Francia sono circa 294.000, a fronte di 827.000 docenti e comprendono meccanici, tecnici, amministrativi, operai, operatori sociali, psicologi, operatori sanitari e bibliotecari. Vanno sotto la sigle generale Atos (amministrativi, tecnici, operai e servizi) e per lo più lavorano nelle scuole secondarie e superiori. Qui ogni cinque assunti solo tre sono docenti. Essi hanno un ruolo vitale nel rapporto con alunni e genitori, ma questi contatti sono diversi dalla relazione educativa che gli alunni hanno con i loro docenti. Spesso la loro presenza è sottovalutata.
    Secondo un’inchiesta commissionata dalla Fsu alla Sofres il 93% dei francesi e il 96% dei genitori ritiene indispensabile o necessaria la presenza di questo personale per tenere in ordine i giovani, prevenire la violenza, apportare un aiuto agli allievi in difficoltà, l’89% per garantire la sicurezza negli istituti, rispettivamente il 95 e il 97% per informare gli allievi, il 94 e il 96% per assicurare un legame con i genitori e l’88 e il 90% per assicurare il successo scolastico degli allievi.
    Per lo più questi lavoratori sono organizzati in sindacati separati da quelli dei docenti anche se federati con loro. A volte sono separati anche tra loro. Per esempio la Fsu, la più forte tra le federazioni dell’educazione, ha un sindacato per segretari e bibliotecari della scuola e dell’università (Snasub) uno per ausiliari, tecnici e altri amministrativi (Unatos), uno per infermieri e consiglieri sanitari. Alle ultime elezioni professionali per il Consiglio di Amministrazione Paritetico la maggioranza relativa del personale operaio e di laboratorio ha scelto l’Unsa, ex Fen, sindacato storico della scuola francese, il quale, pur in calo, ottiene il 33,31% dei consensi. Seguono la Cgt col 25,86%, l’Unatos-Fsu col 17,38%, Force Ouvriere col 14,26% e la Cfdt col 6,86%.
    Sono state poi introdotte di recente figure come gli aiuto-educatori: circa 70.000 giovani diplomati assunti a contratto temporaneo in base alle norme sull’occupazione giovanile, addetti per lo più alla vigilanza, ma anche in compiti di animazione e di supplenza, soprattutto nelle aree più disastrate dove le scuole sono soggette a violenze e vandalismi. La scelta ha suscitato polemiche perché è stata letta dai precari, di recente riconosciuti da un contratto, come un modo per aggirare il contratto stesso e dai docenti di ruolo come un rifiuto a rimpolpare gli organici. Per conto loro gli aiuto educatori hanno sviluppato un movimento per rivendicare la loro stabilizzazione ottenendo l’attenzione dei sindacati e un apposito comitato paritetico (nelle elezioni di quest’ultimo si è affermata la Fsu col 46%). Secondo un’ipotesi avanzata dal sindacato Cfdt si propone una distinzione tra coloro che sono addetti alla pura sorveglianza degli alunni e dei locali e coloro che ricoprono un ruolo di animatore, educatore o di tecnico informatico.

    Australia. Si chiamano School Services Officers e sono aiuto-insegnanti, amministrativi, bibliotecari e tecnici di laboratorio. Non vi sono invece compresi gli addetti alle pulizie. I loro problemi cambiano da posto a posto, ma vi sono alcuni temi ricorrenti: i livelli salariali e il fatto che difficilmente se ne riconosce la professionalità, soprattutto di coloro che lavorano con studenti disabili. Non è offerta loro neppure l’opportunità di avanzamenti di carriera, nonostante molti di loro dimostrino di essere in grado di maneggiare denaro e responsabilità Ciò vuol dire che essi continuano mantenere un inquadramento ai livelli più bassi. Un altro problema è la mancanza di lavoro full-time. Sono spesso chiamati solo per limitati periodi dell’anno, non vengono pagati durante le vacanze. I salari sono di conseguenza bassi.. Questa situazione rende difficile anche il reclutamento sindacale, mentre la tendenza all’autonomia delle scuole ha accentuato lavoro e responsabilità di questo personale. Tra l’altro il sindacato della scuola Australian Education Union si spartisce l’organizzazione della categoria con quello del pubblico impiego Community and Public Sector Union e ha iscritti solo nell’Australia meridionale, nella Tasmania e nello stato di Victoria.

    Brasile. Su due milioni e mezzo di lavoratori delle 100.000 scuole municipali e degli stati del Brasile (gli alunni sono 52 milioni: il più grosso servizio nazionale!) circa un milione sono non docenti. La loro sindacalizzazione come d’altronde quella degli insegnanti data dal 1988, cioè dalla caduta della dittatura. Sotto quest’ultima si era avuta una massiccia espansione scolastica in corrispondenza al forte sviluppo industriale. Tuttavia si trattava di una scolarizzazione a basso costo che comportava un pessimo servizio scolastico accompagnato nel personale da forti fenomeni di clientelismo. Solo in un secondo tempo si riuscirono ad istituire meccanismi concorsuali nel reclutamento. In tutta questa fase per i docenti le associazioni professionali svolsero in qualche modo anche un ruolo sindacale. Per il personale non docente questo potè avvenire solo più tardi.
    Solo alla fine degli anni ottanta cominciarono ad aversi spinte verso una sindacalizzazione dell’intera categoria in organizzazioni unitarie. Gli stati di Paranà, San Paulo e il Distretto Federale avevano già sindacati del personale non docente. In generale il governo premeva perché questo personale non si unisse ai docenti, ma piuttosto agli impiegati e agli operai della pubblica amministrazione. Nel 1990 con la fondazione della Cnte, la confederazione nazionale dei lavoratori dell’insegnamento si giunse all’unificazione della categoria, ma a San Paulo e nel Distretto Federale sopravvissero sindacati separati del personale non docente.
    Oltre ad una pressione governativa per una loro assimilazione ai lavoratori della pubblica amministrazione lo staff non docente, gli ausiliari, gli amministrativi e gli assistenti sono soggetti a discriminazioni, a pressioni per ridurne il legame con il numero degli alunni o per ricorrere a subappalti e si caratterizzano per bassi livelli di scolarità, clientelismo, poca propensione alla sindacalizzazione e scarsa identità professionale. Solo in due stati si raggiunge il 70% di sindacalizzazione, negli altri il tasso si aggira tra il 5 e il 30%. I settori più sindacalizzati sono quelli degli addetti alla manutenzione, alle pulizie e alle mense, mentre la sindacalizzazione minore si ha tra gli addetti alla documentazione e ai servizi multimediali.
    La Cnte a livello nazionale si è data una struttura apposita, il Defe, dipartimento esecutivi, che coordina 27 rappresentanti (uno per stato). Esso rivendica un ordinamento basato su quattro aree: mense, multimedialità (laboratori, biblioteche, videoteche e audioteche), amministrazione (segreteria e documentazione), manutenzione tecnica (riparazioni, pulizie ecc.). Rivendica anche un titolo di accesso basato sulla licenza media più un titolo tecnico-professionale obbligatorio, l’accesso ai posti per concorso, programmi di educazione professionale, una carriera legata alle qualifiche professionali, al servizio e alla valutazione dei compiti svolti e una scala salariale corrispondente. Queste rivendicazioni hanno ottenuto risultati negli stati di Mato Grosso do Sul, Rio Grande do Sul, Acre, nel Distretto Federale ( Brasilia) e nella municipalità di Cujalà (Mato Grosso). Il problema principale è alzare le basi culturali, visto il basso livello di istruzione. La Cnte porta avanti un Programma nazionale di addestramento professionale, finanziato con i soldi del Fondo di Assistenza ai Lavoratori che ottiene atraverso la Cut, centrale unica dei lavoratori.

    Canada (Quebec). Dal 1970 il sindacalismo si è esteso dai docenti agli ausiliari, tecnici ed amminitrativi con la formazione di federazioni provinciali ed unioni locali comuni. Si tratta prevalentemente di lavoratori addetti ai compiti di segretari, uomini di fatica, tecnici, educatori, animatori ed operai specializzati. Gli assistenti di laboratorio e i tecnici informatici lavorano a stretto contato con gli alunni, i segretari e gli impiegati provvedono al lavoro amministrativo. Vi sono anche assistenti per alunni portatori di handicap, educatori e animatori. Negli ultimi due anni sono aumentati di numero e ogni taglio agli organici ne mette in rilevo l’essenzialità: gli insegannti hanno troppo da fare e i servizi essenziali non sono a lungo sostenibili.
    Le riforme li hanno promossi istituendo i consigli unitari in cui lo staff e i genitori hanno lo stesso numero di rappresentanti. In questo modo essi hanno più voce in capitolo e la possibilità di controllare quello che succede.
    Buona parte del lavoro sindacale è oggi indirizzato all’intervento in questi consigli, mentre la possibilità di essere iscritti nella medesima organizzazione sindacale, come avviene ad esempio per la Csq, la centrale dei sindacati del Quebec, dà più forza e solidarietà a questi lavoratori.

    Conclusioni. Cinque paesi molto diversi tra loro per storia e contesto istituzionale e politico, per legislazione sociale e relazioni sindacali, ma in tutti e cinque i casi emerge l’impossibilità della scuola di funzionare col solo apporto degli insegnanti. E in questa diversità di situazioni emergono altre costanti: la bassa remunerazione, soprattutto se confrontata con quella dei docenti; il rischio di precarietà: da un lato lavoratori precari, a contratto di lavoro privato, in qualche caso in appalto, che ambiscono alla stabilità dei contratti pubblici, dall’altro impiegati pubblici che rischiano di essere inquadrati nel rapporto privato o di vedersi appaltato il lavoro; la bassa preparazione richiesta e l’aspirazione ad una qualificazione maggiore, per una maggiore identità professionale; la spinta all’autorganizzazione sindacale o la spinta ad unirsi ad altri settori e in quest’ultimo processo la concorrenza tra l’omologazione ai dipendenti della pubblica amministrazione e la scelta cooperativa di un’organizzazione comune con le altre figure scolastiche. Dentro a questo il processo di sindacalizzazione nei sindacati della scuola, che avanza superando resistenze aristocraticiste del corpo docente, come è accaduto negli Stati Uniti, opponendosi a pressioni per la omologazione al pubblico impiego come in Brasile o facendo i conti con tradizioni sindacaliste federative e di mestiere come nel caso francese.
    Sono le stesse dinamiche a cui in misura maggiore o minore, certo in un contesto a volte meno grave grazie ad una tradizione storica, ma proprio per questo non meno dirompente, stiamo assistendo anche da noi. Anche questa è globalizzazione.

  9. Tiberio detto

    ancora una chicca. Ho trovato il profilo di tecnico per le scuole francesi e il guadago mensile.

    MissionsUn technicien de laboratoire prépare, sous la direction du responsable de laboratoire, les expériences et les documents de cours et travaux pratiques. Il assiste les professeurs des disciplines scientifiques dans le déroulement des travaux pratiques. Il exerce, à titre prioritaire, dans des établissements comportant des classes préparatoires aux grandes écoles ou des sections de techniciens supérieurs.

    Les techniciens de laboratoire sont recrutés par voie de concours externe et interne dans les deux spécialités suivantes :

    Spécialité A. : Sciences de la vie, de la Terre et biotechnologie (biochimie et microbiologie) ;

    Spécialité B. : Sciences physiques et chimiques.

    Il peut être appelé à concevoir et à mettre au point des expériences et du matériel scientifique ou des appareils de sa spécialité. D’une manière générale, il assure l’encadrement des personnels techniques de laboratoire de catégories C et participe à leur formation.

    ConcoursCandidats possédant la nationalité française
    Pour être autorisés à se présenter aux concours, les candidats doivent remplir les conditions générales fixées par l’article 5 de la loi n° 83- 634 du 13 juillet 1983 modifiée, portant droits et obligations des fonctionnaires c’est-à-dire :
    - posséder la nationalité française,
    - jouir de leurs droits civiques,
    - ne pas avoir au bulletin n° 2 de leur casier judiciaire des mentions incompatibles avec l’exercice des fonctions,
    - se trouver en position régulière au regard du Code du service national,
    - remplir les conditions d’aptitude physique exigées pour l’exercice de la fonction compte tenu des possibilités de compensation du handicap.
    Candidats ressortissants des autres Etats membres de l’Union Européenne ou d’un autre Etat partie à l’accord sur l’Espace économique européen
    Pour être autorisés à se présenter aux concours, les candidats doivent remplir les conditions générales fixées par l’article 5 bis de la loi n° 83- 634 du 13 juillet 1983 modifiée, portant droits et obligations des fonctionnaires c’est-à-dire :
    - posséder la nationalité de l’Etat membre dont ils sont ressortissants
    - jouir des droits civiques dans l’Etat dont ils sont ressortissants
    - ne pas avoir de condamnations incompatibles avec l’exercice des fonctions,
    - se trouver en situation régulière au regard des obligations du service national de l’Etat dont ils sont ressortissants
    - remplir les conditions d’aptitude physique exigées pour l’exercice de la fonction compte tenu des possibilités de compensation du handicap.

    Pour le concours externe, les candidats doivent être titulaires :
    d’un baccalauréat ou d’un titre ou diplôme classé au moins au niveau IV, ou d’une qualification reconnue comme équivalente à l’un de ces titres ou diplômes.

    Les candidats non titulaires du titre ou diplôme requis mais justifiant d’une qualification pouvant être reconnue comme équivalente doivent fournir les pièces suivantes lors de leur inscription:
    - La photocopie des titres et diplômes obtenus ainsi que tous renseignements utiles sur leur obtention (durée de la formation, modalités d’accès, volume horaires des enseignements suivis). Les diplômes étrangers doivent être accompagnés d’une attestation de niveau d’études délivrée par le service de la reconnaissance des diplômes étrangers du rectorat du domicile du candidat. Ces diplômes s’ils ne sont pas rédigés en langue française doivent en outre être accompagnés d’une traduction effectuée par un traducteur assermenté
    - La photocopie de leurs certificats et contrats de travail.

    Aucune condition de diplôme n’est imposée aux mères et aux pères de trois enfants et plus ainsi qu’aux sportifs de haut niveau.

    Pour être autorisés à se présenter au concours interne, les candidats doivent :
    a) être fonctionnaires ou agents de l’Etat, des collectivités territoriales et des établissements publics qui en dépendent, militaires ou agents en fonctions dans une organisation internationale intergouvernementale à la date de clôture des inscriptions.
    b) justifier, au 1er janvier de l’année du concours, de quatre ans de services publics
    c) être en position d’activité, de détachement ou en congé parental à la date de l’épreuve écrite.

    Carrière et rémunérationCorps de catégorie B comportant 3 grades :
    Technicien de laboratoire de classe normale : 13 échelons, 1er échelon Indice Brut 306, 13ème échelon I.B. 544.
    Technicien de laboratoire de classe supérieure : 8 échelons, 1er échelon I.B. 367, 8ème échelon I.B. 579. Peuvent être promus, après examen professionnel, les techniciens de laboratoire de classe normale comptant au moins 6 mois d’ancienneté dans le 5ème échelon, ou au choix, les techniciens de laboratoire de classe normale ayant atteint le 7ème échelon depuis au moins 2 ans et qui justifient de 5 ans de services publics dans un corps, cadre d’emplois ou emploi de technicien de laboratoire.
    Technicien de laboratoire de classe exceptionnelle : 8 échelons, 1er échelon I.B. 393, 8ème échelon I.B. 612. Peuvent être promus au choix, les techniciens de laboratoire de classe supérieure ayant atteint le 2ème échelon de leur grade depuis un an et comptant 8 ans de services effectifs dans le corps des techniciens de laboratoire.

    Rémunérations mensuelles brutes au 1/02/07 en euros Début de carrière
    Milieu de carrière
    Fin de carrière

    Technicien de laboratoire de classe normale
    1346,68 (IB 306)
    1641,40 (I.B. 398)
    2099.36 (I.B. 544)

    Technicien de laboratoire de classe supérieure
    1541,65 (IB 287)
    1809.17 (I.B. 456)
    2217.26 (I.B. 579)
    Technicien de laboratoire de classe exceptionnelle
    1623,27 (IB 393)
    1908.93 (I.B. 487)
    2330.61 (I.B. 612)

    adesso cerco il riferimento alle tre classi: normale, superiore, di eccellenza

    In ogni caso per tutte e tre queste figure è necessaria la laurea come requisito minimo di accesso alla professione

  10. IGOR detto

    13-11-2008 | Scuola
    Secondaria superiore. Confindustria: a chi l’istruzione tecnica? A noi!

    Sulle risorse umane si prevede:

    -Scelta del personale docente teorico e pratico ad libitum della scuola, fuori da graduatorie e classi di concorso

    -Scelta del personale da inserire negli spazi di flessibilità (20%-30%-35% dell’orario) ad libitum della scuola

    -Eliminazione degli insegnanti tecnico pratici e loro sostituzione in laboratorio con “personale di provata esperienza lavorativa”.

  11. nictec detto

    Scusate ho un problema…non riesco a capire bene le manzioni di un tecnico all’interno della scuola.I miei “capi” battono sul fatto che nel nostro profilo di tecnico c’è scritto:
    Conduzione tecnica dei laboratori, officine….garantendone efficienza e funzionalità.Supporto tecnico allo svolgimento delle attività didattiche. Guida di auto…..
    Alla frase: “Supporto tecnico allo svolgimento delle attività didattiche”
    per loro vuol dire didattica su tutta la scuola…..ma il riferimento nn è diretto alla didattica effettuata all’interno dei laboratori di appartenenza?
    Vorrebbero che garantisca efficienza e funzionalità ad un’aula multimediale (Aula Magna), ai televisori con lettore dvd in giro per le classi, ai computer in Sala Prof…Io penso che se fosse così nn appartenevamo ad una area o un profilo ben specifico come quello AR02 o 08….etc. e ci saremmo chiamati tecnici della scuola non di laboratorio?

  12. giacomopratali detto

    buongiorno,

    attività didattiche solo ed esclusivamente di laboratorio, figuriamoci… se dessimo retta a qualcuno dovremmo sistemare anche la parte infrastrutturale della scuola…
    attenzione a non svolgere mansioni per le quali non siamo coperti da assicurazione…

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